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Ultimi studi sulla curcumina

La curcuma è una nota spezia orientale, utilizzata nella medicina tradizionale indiana e cinese da millenni e da qualche decennio studiata anche dalla scienza per individuare molecole che potrebbero avere effetti biologici. Le ricerche hanno infatti permesso di individuare una serie di composti antiossidanti presenti nella spezia, i cosiddetti curcuminoidi: questi principi attivi non sono solo i responsabili della colorazione gialla, ma dal punto di vista molecolare sono in grado di interagire con proteine, acidi nucleici e molecole di segnale. La curcumina, un polifenolo estratto dalla curcuma, agisce come efficace antiossidante ed immunoregolatore e queste sue proprietà sono state riconosciute da studi pubblicati su riviste scientifiche autorevoli. Negli ultimi anni, altre ricerche hanno studiato i potenziali effetti benefici della curcumina sulle malattie croniche umane la FDA e l’Unione Europea ne hanno approvato l’uso come integratore alimentare, anche se non ancora come farmaco (riconosciuto in pochissimi casi). L’utilità clinica della curcumina come farmaco è limitata dal fatto che l’assorbimento è difficoltoso ed il metabolismo molto rapido, per cui sono in corso ricerche per renderla maggiormente biodisponibile.

Studi recenti hanno studiato gli effetti benefici della curcumina come coadiuvante delle terapie farmacologiche. Secondo questi studi, gli integratori di curcumina possono essere utili contro l’obesità, il diabete, la sindrome metabolica ed alcune malattie ad eziologia infiammatoria ed autoimmune (psoriasi, morbo di Crohn, artrite ecc.). Il potere antinfiammatorio della curcumina è supportato da studi in vitro ed in vivo, oltre che da trial clinici. Negli ultimi 5 anni sono stati pubblicati migliaia di articoli di ricerca sui curcuminoidi, in larga parte basati sulla loro capacità di legarsi a più bersagli biologici nell’organismo: fattori di crescita, proteine, fattori trascrizionali, mediatori infiammatori, enzimi e vie cellulari; tra questi, alcuni modulano la crescita delle cellule neoplastiche e rappresentano quindi potenziali bersagli antitumorali. Uno studio sull’interazione tra curcumina e cancro ha dimostrato che la curcumina inibisce l’attivazione del fattore di trascrizione nucleare NF-kB, responsabile di diversi meccanismi di sopravvivenza cellulare, produzione di citochine ed altre funzioni. Inoltre, la curcumina downregola le proteine di segnale STAT, anch’esse essenziali per la crescita, la differenziazione e la sopravvivenza cellulari e spesso mutate in certe tipologie di tumori; lo stesso effetto viene esercitato nei confronti della proteina NRF2, che regola le proprietà antiossidanti cellulari.

Il cancro è una patologia sempre più presente in Occidente, insieme alle patologie infiammatorie e cardiovascolari. La curcumina può agire come coadiuvante alla chemioterapia, perché in grado di abbassare i livelli di proteine che attivano la proliferazione cellulare (proteina M) e di favorire l’apoptosi delle cellule maligne; anche l’effetto antinfiammatorio è notevole, perché molte tipologie di cancro favoriscono l’instaurarsi di un ambiente fortemente infiammatorio che comporta ripercussioni sull’intero organismo. La curcumina sopprime le citochine proinfiammatorie TNF-alfa, IKKbeta chinasi, IL-6 e IL-8 e l’attività di fattori come PKA, PhK, MAPK e mTOR e riduce i livelli di proteina C reattiva, un fattore predittivo di rischio cardiovascolare, oltre a ridurre i livelli ematici di trigliceridi e LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”). Gli stessi effetti benefici sono stati riscontrati in modelli animali affetti da diabete, nei quali sono stati ridotti i livelli di zuccheri nel sangue ed aumentata l’insulinemia.

Recentemente si è riacceso anche l’interesse della comunità scientifica per il microbioma, ovvero l’insieme dei microrganismi che compone la flora batterica residente in un certo organismo. Alla luce di numerose evidenze secondo le quali il microbioma intestinale presenta intime connessioni con il cervello (il cosiddetto “asse intestino-cervello”) e ne regola l’omeostasi ed il benessere, qualsiasi molecola entri nell’intestino è in grado di modificarne la popolazione batterica e quindi l’effetto sul sistema nervoso. Come descritto nel paper pubblicato su Nutrients, La curcumina è scarsamente solubile e biodisponibile, ma una volta ingerita giunge nell’intestino ed è possibile che svolga un ruolo protettivo a livello locale, anche ripristinando le disbiosi del microbioma intestinale che sono in grado di indurre la neuroinfiammazione e la deposizione di placche nel cervello. Infatti, come esposto nello studio, alcuni batteri sono in grado di metabolizzare la curcumina, producendo metaboliti farmacologicamente più attivi che esercitano un ruolo chiave nella neuroprotezione. Ci sono prove che i metaboliti della curcumina siano più potenti della curcumina stessa: uno dei metaboliti, la tetra-idro-curcumina, è superiore alla curcumina come antiossidante contro i radicali liberi ed ha effetti terapeutici su malattie neurodegenerative. Questi effetti sono ancora in fase di caratterizzazione ma sono probabilmente dovuti al blocco del rilascio di citochine ed all’inibizione del fattore NF-kB. Queste evidenze sono incoraggianti e rappresentano un punto di partenza per lo sviluppo di ulteriori strategie terapeutiche per il trattamento delle malattie neurodegenerative.

In sintesi, la curcumina è un composto promettente che ha già dimostrato di possedere numerose proprietà biologiche che possono essere applicate in diversi ambiti. Nell’ambito di un trattamento multitarget, la curcumina possiede molti vantaggi ed i problemi incontrati (come la biodisponibilità) stanno trovando soluzioni ingegnose, come la formulazione innovativa proposta dall’integratore Biolife Curcumin Plus, oppure analoghi della curcumina modificati, o ancora altre molecole sinergiche in grado di migliorarne l’assorbimento. Sono necessari ulteriori studi clinici che possano approfondire criticità come dose di somministrazione, tempi di trattamento e formulazione, così come per chiarire il meccanismo d’azione, ma le evidenze scientifiche finora prodotte depongono a favore della curcumina come coadiuvante delle terapie farmacologiche in una serie di patologie umane.

 

Fonti:

https://www.mdpi.com/2072-6643/11/10/2426

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6959860/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31412624/

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.

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