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Tribulus Terrestris protegge il fegato dalle molecole tossiche

Il fegato è uno degli organi più importanti del nostro organismo. La sua attività principale riguarda la disintossicazione dell’organismo, che avviene per mezzo della trasformazione delle molecole tossiche in molecole meno dannose, che vengono eliminate con la produzione di bile o tramite i reni.

Tuttavia le sostanze tossiche possono essere superiori, per numero, alla capacità del fegato di detossificarle, e questa condizione può causare una tossicità epatica, indotta generalmente dai farmaci oppure da altre sostanze, dette xenobiotiche, che possono essere di sintesi o naturali, basti pensare alle tossine dei funghi velenosi. Nei casi in cui il livello di tossicità non sia così grave da richiedere un ricovero immediato, si può aiutare il fegato a proteggersi dalle sostanze tossiche assumendo il Tribulus Terrestris, una pianta che attiva alcuni enzimi epatici specifici che proteggono l’organo da eventuali danni.

 

La detossificazione epatica

La detossificazione è un’attività che mira a trasformare alcune molecole dall’effetto tossico, presenti nel nostro organismo, rimuovendone la dannosità. Questa attività non viene svolta direttamente dal Tribulus Terrestris, quindi affermare che questa pianta ha capacità detossificante è sbagliato.

Il Tribulus agisce stimolando il fegato a lavorare di più, a produrre degli enzimi con proprietà detossificante in numero maggiore, per rimuovere il più possibile le molecole tossiche accumulate all’interno dell’organo. Bisogna però ricordare che questi enzimi non agiscono su tutti i tossici, ma solamente su alcuni; ogni enzima ha un’azione su molecole diverse e, per quanto la sua azione possa essere efficace, non è detto che tutte le molecole possano essere eliminate. Il Tribulus,quindi, come tantissime altre sostanze naturali, non è la panacea per tutti i mali, e il suo utilizzo è indicato solo in alcuni casi.

 

L’azione detossificante del Tribulus terrestris

Chiarito che il processo di detossificazione, quindi di epatoprotezione (perché la tossicità epatica causa una diminuzione di funzionalità generale del fegato), del Tribulus, è un processo complicato e specifico, cerchiamo di capire in che situazioni può essere utile l’integrazione di questa pianta medicinale.

Gli studi scientifici che hanno riguardato l’azione epatoprotettiva del Tribulus sono due, entrambi condotti su animali ma rapportabili, per gli enzimi che coinvolgono, all’essere umano:

  • il primo studio ha riguardato la detossificazione da un farmaco molto utilizzato e conosciuto praticamente da tutti: il paracetamolo, utilizzato come antipiretico. Come altri farmaci, il paracetamolo è in grado di indurre tossicità epatica, ed è metabolizzato dall’azione congiunta di tantissimi ensimi diversi, tra cui le diverse transaminasi, la lattato deidrogenasi, le catalasi, il glutatione perossidasi, il glutatione riduttasi ed altre ancora. La molecola viene processata da tutti questi enzimi prima di essere considerata non tossica e, quindi, di essere eliminata in sicurezza dall’organismo. Lo studio è stato in grado di mostrare come la concentrazione di questi enzimi, negli animali trattati con il Tribulus, fosse molto più alta rispetto agli animali a cui era stato somministrato il paracetamolo ma non il Tribulus. Questo fa capire come la pianta sia realmente utile nella stimolazione degli enzimi che detossificano le molecole di paracetamolo e, più in generale, per la protezione del fegato da tutti i farmaci metabolizzati dagli stessi;
  • il secondo studio ha valutato invece la protezione verso l’intossicazione da cadmio, un minerale che si assume per lo più con l’alimentazione e che è tossico per il rene, oltre che per il fegato, organi in cui esso si accumula. Il cadmio viene eliminato con difficoltà e, soprattutto, questo processo causa molto stress al fegato che ne risulta particolarmente debilitato. Lo studio ha mostrato come associare il Tribulus terrestris al cadmio, nonché ad un’altra molecola, come la vitamina E o alfa-tocoferolo, riduce significativamente i danni causati dalla presenza del metallo all’interno dell’organismo, scatenando il processo protettivo. Tuttavia in questo caso è stata rilevata una diminuzione degli enzimi che mostrano il danno epatico (come le transaminasi), senza chiarire quale sia il meccanismo con cui il Tribulus induce una diminuzione della tossicità epatica.

Gli studi in questo senso sono comunque particolarmente interessanti, perché fanno comprendere che il Tribulus ha un’azione epatoprotettiva sia verso i farmaci, sia verso i residui e i contaminanti. Chiaramente è il caso di assumerlo solo in caso di reale necessità, ad esempio durante una terapia farmacologica che rischia di portare ad effetti collaterali a danno del fegato, che sarebbe meglio evitare.

E’ sempre consigliato consultare il medico prima assumere il Tribulus.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22670477

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21975853

 

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.