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Terapia chelante per sclerosi multipla

L’accumulo nell’organismo di metalli pesanti di diversa derivazione è stato messo in relazione con lo sviluppo di numerose malattie neurologiche, comprese la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e persino alcune forme di autismo. Sebbene la correlazione tra queste malattie ed il livello di metalli pesanti non sia ancora stata provata in modo definitivo, è ormai chiaro come questi metalli rappresentino un fattore negativo che si associa ad altri elementi nocivi, aggravandoli. Il problema dei metalli pesanti è uno dei più gravi dell’epoca moderna: utilizzati nell’industria alimentare, automobilistica, cosmetica, dentistica ecc., i metalli pesanti (nickel, cadmio, piombo, alluminio, mercurio, arsenico…) impregnano in maniera invisibile ed insidiosa la vita quotidiana di ognuno, portando con loro conseguenze nefaste.

La tossicità dei metalli pesanti è conosciuta da secoli; già gli antichi romani si erano resi conto che il piombo, che rivestiva i loro acquedotti, determinava una patologia da accumulo. Oggi, i livelli di piombo negli scheletri dei morti di epoca recente sono superiori di 500 volte a quelli rilevati negli scheletri delle persone vissute in età preindustriale. Riviste scientifiche hanno dimostrato un certo livello di correlazione tra il morbo di Alzheimer e l’accumulo di alluminio, tra autismo ed accumulo di mercurio, tra SLA ed accumulo di cadmio/piombo. Nonostante la protezione rappresentata dalla barriera ematoencefalica, i metalli pesanti grazie alle loro dimensioni minuscole raggiungono il sistema nervoso; negli altri organi, privi di barriere, il processo di accumulo è ancora più rapido.

Il sistema nervoso, per funzionare correttamente, ha bisogno di trasmettere impulsi elettrici attraverso le fibre nervose, che per questo motivo sono isolate dagli altri tessuti da una sostanza isolante chiamata mielina. I metalli pesanti sono in grado di danneggiare questo rivestimento: il loro effetto tossico sulle cellule induce demielinizzazione della guaina nervosa e provoca le cosiddette “malattie da demielinizzazione” tra le quali la più importante è la sclerosi multipla. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione progressiva della guaina mielinica che riveste l’assone delle fibre nervose, da parte di cellule immunitarie che attraversano la barriera ematoencefalica, aggredendo la mielina. Ci sono diverse teorie per spiegare l’insorgenza della malattia, una delle quali propone fattori di rischio ambientali specifici, come i metalli pesanti. Ad oggi, non esiste una cura per la sclerosi multipla ma solo trattamenti per influenzarne il decorso; la prognosi della malattia è estremamente incerta.

Concentrazioni elevate di mercurio possono indurre reazioni autoimmuni o accelerare la progressione di malattie neurologiche. Uno studio pubblicato su PLoSOne nel 2013 ha valutato l’incidenza della sclerosi multipla in un’area industriale a Taiwan ed è emerso che la concentrazione di piombo nel suolo era correlata positivamente con l’incidenza della malattia nell’area; nei maschi, la correlazione era più forte. Anche negli agricoltori esposti a pesticidi i tassi di prevalenza erano più elevati. Altri studi tuttavia sembrano smentire questa ipotesi, sostenendo che i dati raccolti sono poco numerosi e necessitano di conferme.

Alcuni metalli pesanti (cromo, rame, ferro, nichel, silicio, arsenico, cobalto…) presenti in tracce sono necessari al nostro organismo per l’esecuzione di processi metabolici; altri metalli invece (cadmio, mercurio, piombo, cromo…) sono sempre tossici, anche a bassissime concentrazioni. La terapia chelante è stata proposta per rimuovere i metalli pesanti tossici dall’organismo. A base di EDTA, un agente che intrappola le molecole di metallo formando con esse legami chimici, la terapia chelante è usata oggi per il trattamento delle intossicazioni acute da metalli pesanti (arsenico, mercurio, piombo). I medici sono tuttavia cauti nel suggerirla per la rimozione dei metalli pesanti accumulati nell’organismo, per prima cosa perché l’effettivo accumulo deve essere dimostrato con esami specifici, in secondo luogo perché c’è il serio rischio di rimuovere anche i metalli necessari per il metabolismo. Inoltre, la terapia chelante con EDTA non va proposta con leggerezza: per quanto ritenuta abbastanza sicura, presenta alcuni rischi sostanziali che non possono essere ignorati.

Al momento non esistono studi che dimostrino l’effettiva validità della terapia chelante per il trattamento delle malattie neurologiche da demielinizzazione. Infatti, la terapia chelante non può in alcun modo correggere i danni già causati dalla demielinizzazione e nemmeno riparare le lesioni subite dalla guaina mielinica. Gli studi ad oggi effettuati che hanno analizzato l’utilità della terapia chelante per sclerosi multipla sono spesso non conclusivi o addirittura contraddittori: gli studi di associazione richiedono grandi numeri per dimostrare un nesso di causalità tra fattore e patologia e sono numerosi i cosiddetti “fattori confondenti” (stili di vita, vizi, genetica). In uno studio del 1985, l’utilizzo del Rodilemid (composto chelante) aveva dato risultati promettenti che però non sono stati confermati da successive ricerche. Un altro gruppo di ricerca nel 2000 ha testato la Desferoxamina (agente chelante il ferro), ma nonostante la sostanza fosse ben tollerata, non sono stati evidenziati segni di efficacia.

Alcuni medici comunque propongono oggi la terapia chelante per la sclerosi multipla. A dosi e modalità opportune, il trattamento è ben tollerato con scarsa incidenza di effetti collaterali, ma anche la Società Italiana Terapia Chelante ha ritenuto necessario chiarire che tale rimedio non ha evidenza scientifica. Quindi, le sostanze chelanti possono apportare benefici su diversi aspetti ai pazienti affetti da sclerosi multipla, ma non possono essere considerate un trattamento specifico.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6468554/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23799061/

https://www.jns-journal.com/article/S0022-510X(15)00506-7/fulltext

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27666813

http://www.bhu.ac.in/journal/vol56-2012/BHU-7.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18282582

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3938075

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Internazionale Biolife S.r.l.

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