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Ruolo della curcuma nelle malattie autoimmuni

La curcuma è una sostanza che può essere assunta tramite l’alimentazione e che ha numerose e interessanti funzioni benefiche per la salute dell’organismo.

Anzitutto è un antiossidante in grado di ridurre l’insorgenza delle neoplasie. Interagisce con diversi enzimi  che favoriscono il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci che assumiamo, e sono sempre più numerosi gli studi scientifici che mostrano gli effetti positivi di questa pianta.

Uno studio recente ha messo in luce il meccanismo d’azione della curcuma e il suo ruolo nelle malattie autoimmuni, cioè in quelle malattie in cui il sistema immunitario attacca le strutture stesse del nostro organismo. In questo articolo andiamo ad analizzare  il meccanismo patogenetico delle malattie autoimmuni e cerchiamo di capire quale ruolo può avere ruolo laa curcuma nel loro miglioramento.

 

Le malattie autoimmuni

Le malattie autoimmuni sono un gruppo di patologie caratterizzate da un autodanneggiamento da parte dell’organismo delle proprie strutture. Per motivi per lo più sconosciuti (si pensa comunque ad una causa multifattoriale,) il sistema immunitario inizia ad attaccare alcune strutture, dando origine ad una o più delle tantissime malattie che possono interessare l’organo colpito. Tra le malattie autoimmuni più comuni  troviamo la tiroidite di Hashimoto, il Lupus Eritematoso Sistemico, l’artrite reumatoide, alcune forme di diabete, la malattia di Addison e il morbo di Chron, che colpisce l’apparato digerente.

Ciò che accomuna queste malattie è il meccanismo d’azione del sistema immunitario che, anzichè combattere contro virus e batteri, strutture esterne all’organismo, inizia a distruggere le proprie.

La terapia classica delle malattie autoimmuni si basa sull’utilizzo dei corticosteroidi, forniti ad una dose tale da essere immunosoppressivi: sopprimendo l’attività del sistema immunitario si evita che le strutture dell’organismo vengano distrutte ma, allo stesso tempo, si “apre la strada” ad infezioni ed altre patologie che sfruttano il deficit immunitario dell’organismo.

È qui che si inserisce la curcuma che, a differenza dei farmaci immunosoppressori, è in grado di evitare un’attivazione eccessiva del sistema immunitario, in particolare di una specifica popolazione di linfociti, senza però intaccare la funzionalità del resto delle difese (ad esempio i granulociti), che soffrono l’azione del cortisone.

 

L’azione della curcuma nelle malattie autoimmuni

L’azione della curcuma nelle malattie autoimmuni è stata messa in luce di recente, perché ne è stato spiegato il meccanismo d’azione.

Questo meccanismo si basa sulla regolazione di una particolare popolazione cellulare, una delle più attive nelle malattie autoimmuni: si tratta dei Linfociti Th17, che fanno parte della linea cellulare dei linfociti T CD4+, che hanno un ruolo fondamentale nelle infiammazioni e, più nello specifico, nelle infiammazioni causate dall’autoimmunità.

In pratica l’organismo, riconoscendo come dannose alcune strutture proprie, fa sì che queste vengano attaccate dal sistema immunitario. La presenza di tanti “nemici” all’interno dell’organismo stimola un meccanismo d’azione, basato su molecole chiamate interleuchina, che provoca la proliferazione dei linfociti, tra i principali responsabili dell’attacco autoimmune.

La curcumina agisce sulla produzione delle interleuchine (nello specifico l’interleuchina 6 e l’interleuchina 23,) viene drasticamente ridotta, e questo ha una serie di conseguenze importanti: poiché le citochine non attivano i linfociti, questi non si differenziano e non proliferano, ottenendo così di fatto una riduzione dell’attacco alle strutture stesse dell’organismo, e un miglioramento dello stato generale del paziente, che permette a sua volta una riduzione dei farmaci antinfiammatori che il soggetto assumere per tenere a bada i sintomi della patologia.

Il meccanismo sembra essere dovuto al fatto che la curcumina è in grado di bersagliare uno specifico recettore, mediando il rilascio dalle cellule specifiche delle interleuchine. In pratica, è come se questa sostanza rendesse le strutture che l’organismo vorrebbe attaccare invisibili al sistema immunitario, non agendo sulle strutture ma sul sistema immunitario stesso (come se venisse bendato) e questo, non potendo dare l’allarme sulla presenza di “strutture estranee” , non si attiva e non le attacca.

Al momento è impossibile quantificare l’effetto della cucuma, che andrà analizzato in studi successivi, tuttavia aver ottenuto la dimostrazione scientifica della sua azione, è un ottimo base di partenza perchè:

  • la curcumina in generale non interagisce con il cortisone, la terapia normalmente utilizzata nel contrasto alle malattie autoimmuni;
  • il medico, considerando l’azione della curcuma sul singolo paziente, può consigliarne l’assunzione per ridurre la dose di cortisone, garantendo un minori di effetti collaterali.

La cucumina si sta quindi dimostrando sempre più una sostanza valida da utilizzare come coadiuvante delle terapie tradizionali nel trattamento di molte patologie.

Fonte: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1567576917300723

 

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Internazionale Biolife S.r.l.