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Multivitaminici o integratori con una sola vitamina?

La dieta occidentale è per definizione una dieta ipercalorica, lipidica e carente di alimenti freschi e di sostanze essenziali, che invece dovrebbero essere sempre presenti in abbondanza nell’alimentazione. La dieta ha un impatto molto profondo sulla nostra salute, ma spesso i danni causati dal cibo spazzatura emergono solo più avanti con l’età, quando si presentano problemi cardiovascolari, metabolici e patologie croniche. Gli alimenti ricchi di carboidrati e di grassi agiscono come attivatori dell’infiammazione e contribuiscono alla persistenza di un ambiente flogistico, mentre invece la frutta, la verdura ed i carboidrati integrali contengono preziose molecole antinfiammatorie, oligoelementi e vitamine essenziali.

Le vitamine per definizione non sono prodotte dal nostro organismo ma vanno assunte dall’esterno, attraverso il cibo. Le loro funzioni sono molteplici: intervengono nelle reazioni metaboliche, forniscono energia, assicurano il rinnovamento cellulare, preservano la salute di pelle, capelli e ossa, proteggono dalle malattie. Molte persone ritengono che sia necessario assumere vitamine tramite gli integratori per sopperire alle carenze causate da una dieta squilibrata, ma i ricercatori nel corso degli anni hanno smentito questa credenza: la maggioranza degli integratori è inutile nelle persone sane che non soffrono di carenza, perché le vitamine sono necessarie in minime quantità e la quota eccedente viene eliminata immediatamente, specialmente per quanto riguarda le vitamine idrosolubili. Un’eccezione è la vitamina D, la cui integrazione è spesso necessaria ed aiuta a prevenire cancro e malattie cardiovascolari.

Tra tutte le vitamine, solo la vitamina D viene prodotta dal nostro organismo; infatti è scarsamente presente nei cibi e la maggior parte viene sintetizzata dalla cute attraverso l’esposizione alla radiazione solare. Purtroppo, in Italia si assiste ad una generale carenza della vitamina D, probabilmente a causa del poco tempo che passiamo all’aria aperta, che invece sarebbe fondamentale per produrre questa preziosa molecola ed evitare patologie che colpiscono le ossa ed il metabolismo. L’integrazione di vitamina D è consigliata nei bambini e durante le fasi di gravidanza ed allattamento, ma ogni persona dovrebbe conoscere i propri livelli sierici di vitamina D, per eventualmente iniziare ad assumere un integratore.

Gli integratori vitaminici possono contenere molte vitamine (integratori multivitaminici) oppure solamente una (integratori monovitaminici). Quando c’è carenza di una sola vitamina, come ad esempio la vitamina D, l’integratore monovitaminico è la scelta migliore perché permette di colmare la carenza di quella particolare molecola. Gli integratori multivitaminici ne contengono diverse (solitamente vitamine idrosolubili presenti in frutta e verdura, come vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B), ma come già detto sono sconsigliati perché la maggioranza delle persone non presenta alcuna effettiva carenza di queste vitamine, che si ritrovano in moltissimi cibi. Questi integratori quindi rischiano di essere uno spreco di denaro, perché un eccesso di vitamine idrosolubili non viene immagazzinato, ma eliminato. La vitamina D invece è liposolubile e si accumula nel fegato; si ritiene che la vitamina D prodotta in eccesso durante l’estate venga immagazzinata e rilasciata lentamente nella stagione invernale, così come altre vitamine liposolubili. Attenzione però anche a queste ultime: mentre un eccesso di vitamine idrosolubili viene eliminato, un eccesso di quelle liposolubili si accumula e rischia di essere dannoso.

Uno degli integratori monovitaminici più diffusi è quello di vitamina D. Diversi studi condotti su questa molecola hanno dimostrato che la sua carenza è gravemente dannosa non solo per la mineralizzazione ossea, ma anche per il sistema cardiovascolare, il profilo lipidico del sangue e la glicemia. La carenza di vitamina D si associa in particolare ad alti livelli di stress ossidativo, cioè una serie di reazioni cellulari in grado di danneggiare le membrane cellulari e predisporre all’invecchiamento tissutale ed al cancro. In circa 100 pazienti carenti di vitamina D, il gruppo cui era stata somministrato l’integratore presentava un livello di stress ossidativo minore e maggiore quantità di colesterolo “buono” HDL, rispetto ai pazienti che avevano ricevuto un placebo. Quindi, l’integrazione di vitamine D ove sia stata rilevata una carenza contribuisce a migliorare profilo lipidico e metabolismo glucidico. In un recente studio sul COVID-19, è stato anche ipotizzato che la vitamina D possa contribuire a diminuire il rischio di infezione grave inducendo la produzione di molecole difensive che abbassano la produzione virale e la concentrazione di citochine infiammatorie; queste citochine, in eccesso, danneggiano il tessuto polmonare e causano la grave polmonite interstiziale tipica del Coronavirus. Questi studi riportavano che l’integrazione di vitamina D riduceva il rischio di infezione e che una carenza di questa vitamina era associata ad una più alta mortalità.

In Italia la popolazione è particolarmente esposta alla carenza di vitamina D; alcune fasce di età (bambini e donne in menopausa) rischiano di subire seri danni a causa della carenza e si raccomanda ai medici di prescrivere almeno una volta all’anno il dosaggio dei livelli sierici del metabolita attivo 25-OH-D. Quindi, tranne in quei casi dove è stato accertato un reale stato di carenza e quindi viene consigliato un integratore con una sola vitamina, agli integratori multivitaminici è preferibile seguire una dieta varia ed equilibrata che garantisce dosi ottimali di vitamine, nutrienti ed oligoelementi.

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6628266/

https://www.mdpi.com/2072-6643/12/4/988

https://www.jstage.jst.go.jp/article/endocrj/65/10/65_EJ18-0166/_article

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.

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