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Morbo di Addison Biermer, terapia coadiuvante con AHCC

Quando si ha una produzione ridotta di globuli rossi, in medicina il termine che viene utilizzato è anemia, che sta ad indicare proprio la carenza di emoglobina nell’organismo. Vi sono diveri tipi anemia, alcuni anche molto particolari, come l’anemia perniciosa, o morbo di Addison-Biermer. Si tratta di una malattia cronica dove la causa della suddetta diminuzione di emoglobina nel sangue va ricercata nella carenza di vitamina B12, tra le componenti più importanti per la crescita e lo sviluppo della funzionalità dei globuli rossi. Non è certo un caso se tale vitamina fu isolata e caratterizzata proprio in seguito all’intensificarsi delle ricerche e degli studi sull’anemia perniciosa.

Nonostante non debba essere sottavalutata, l’anemia perniciosa non comporta problemi troppo pesanti per il soggetto che presenta questa patologia. Un adeguato trattamento, sebbene debba essere considerato obbligatorio per tutta la vita, consente di integrare tranquillamente la vitamina B12 nell’organismo. Una volta accertato questo, vale comunque la pena approfondire i dettagli di questa tipologia di anemia, spiegandone sia la patogenesi che la terapia: specialmente in merito a quest’ultimo aspetto, si può fare riferimento ad alcuni trattamenti che possono essere considerati “alternativi” all’integrazione alimentare della vitamina B12.

L’anemia perniciosa autoimmune e i suoi sintomi

Anzitutto c’è da capire come sia possibile che ad un certo punto dell’esistenza l’organismo possa presentare una carenza di questa importante vitamina. Come in ogni situazione, anche qui si possono individuare delle cause che scatenano l’anemia perniciosa. La prima può riguardare il regime alimentare: la persona può riscontrare una carenza di vitamina B12 a causa di una scarsa assunzione della stessa tramite la dieta. Poi ce n’è un’altra che invece non riguarda il regime alimentare ma una situazione un po’ più articolata, ovvero l’autoimmunità. Quest’ultima è una vera e propria malattia dell’organismo: quando la causa è questa, non è possibile arrivare ad una cura tramite la semplice integrazione di vitamina B12.

Il sistema immunitario nei soggetti autoimmuni va a danneggiare alcune strutture dell’organismo, e il funzionamento di questo processo richiede ancora studi approfonditi. Nei soggetti affetti da anemia perniciosa succede che gli anticorpi prodotti dall’organismo vanno ad attaccare il fattore intrinseco, ovvero quella proteina che viene prodotta dallo stomaco e che permette l’assorbimento della vitamina B12. Una volta che viene a mancare il fattore intrinseco, la vitamina B12 non può essere assunta dall’organismo e si entra in una fase di carenza cronica con il sopraggiungere dell’anemia perniciosa.

La patologia ci mette un po’ prima di manifestarsi apertamente. Questo perchè l’organismo di ogni essere umano può sfruttare grosse riserve di vitamina B12 che si trovano nel fegato. Tuttavia, una volta esaurite anche quelle, il soggetto colpito comincia a presentare alcuni sintomi particolarmente chiari, come la fatica costante, mal di testa e anche un quadro depressivo. Uno scenario che tende ovviamente al peggioramento, dato che la vitamina B12 “sparisce” man mano dall’organismo. Come diagnosticare, quindi, l’anemia perniciosa? Bastano delle comune analisi del sangue, in particolare atte a verificare i quantitativi di vitamina B12: se sono bassi è chiaro che siamo in presenza della patologia.

 

Il trattamento dell’anemia perniciosa e l’integrazione di AHCC

Generalmene, l’anemia perniciosa viene trattata integrando la vitamina B12 nel sangue, o meglio iniettandola (una volta al mese). Solitamente, vengono introdotte quantità notevoli che vanno quindi a compensare il basso livello emerso nelle analisi, in modo tale da costituire anche delle adeguate riserve nei giorni e nelle settimane successive. Per trattare l’anemia perniciosa esistono anche altre terapie, che variano a seconda della gravità della patologia.

Talvolta, infatti, in caso di attacco non particolarmente serio può bastare una compressa di vitamina B12 che il soggetto dovrà assumere tutti i giorni per via orale: con questa modalità è possibile evitare l’iniezione. Nel caso in cui l’attacco si presenti con una certa intensità, le scorte andranno ad esaurirsi molto più velocemente e, pertanto, l’organismo non sarà in grado di assorbire adeguatamente l’integratore: l’iniezione diventa quindi inevitabile.

Anche se non sono corroborati da evidenze scientifiche specifiche, l’utilità degli integratori di AHCC nel trattamento delle malattie autoimmuni più diffuse – che presentano lo stesso meccanismo patogenetico dell’anemia perniciosa – appare piuttosto evidente. Il prodotto è caratterizzato da un estratto che deriva dal fungo Lentinula edodes o Shiitake, e consente la riduzione della risposta immunitaria specifica, andando invece a potenziare adeguatamente la risposta immunitaria aspecifica. La molecola AHCC nutre e stimola l’azione delle popolazioni di globuli bianchi che non producono anticorpi ma attaccano unicamente le sostanze estranee all’organismo, tra cui i patogeni. Il miglioramento della sintesi di queste linee cellulari comporta una riduzione della risposta immunitaria anticorpale, pertanto l’attacco al fattore intrinseco sarà decisamente meno intenso.

L’assunzione di AHCC non ha comportato finora effetti avversi, sebbene sia ancora opportuno procedere ad una valutazione scientifica dei risultati delle terapia coadiuvante: non è da escludere che si possa testare l’assunzione dell’integratore per verificare l’effettivo aumento del quantitativo di B12 circolante. Un’eventuale efficacia andrebbe a migliorare la qualità della vita di tutte le persone colpite da anemia perniciosa.

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Internazionale Biolife S.r.l.