Select Your Style

Choose your layout

Color scheme

Malattie autoimmuni del tessuto connettivo e terapie naturali

Alcune delle malattie autoimmuni più diffuse, come il lupus eritematoso sistemico, la sindrome di Sjogren, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi e la sclerosi sistemica colpiscono il tessuto connettivo, ovvero la struttura che fornisce sostegno e conferisce resistenza alle articolazioni, ai vasi sanguigni, ai legamenti ed ai muscoli. Il tessuto connettivo si trova in tutto l’organismo ed assicura supporto ad organi e strutture; anch’esso può essere colpito da malattie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario, per ragioni solo parzialmente note, attacca l’organismo stesso attraverso la produzione di auto-anticorpi o la risposta cellulo-mediata (linfociti T). Le malattie autoimmuni che colpiscono il tessuto connettivo sono note anche come connettiviti e sono di competenza di un campo della medicina chiamato reumatologia. Le connettiviti sono patologie sistemiche e colpiscono maggiormente le donne dall’adolescenza alla menopausa.

Sono sconosciuti i motivi per i quali il sistema immunitario attacca e distrugge parti dell’organismo, riconoscendole come non-self. È probabile che alla base di questi meccanismi vi siano particolari predisposizioni genetiche (con una certa componente di ereditarietà), infezioni virali o batteriche pregresse, fattori ambientali (come l’esposizione a certe sostanze). Le malattie autoimmuni del connettivo sono numerose e tutte con un decorso diverso; tutte, però, hanno in comune l’infiammazione ed il danno ai tessuti, che si traduce nella progressiva perdita di funzionalità, con una sintomatologia correlata. Alcune di queste malattie si risolvono con il tempo, ma la maggior parte diventa cronica ed impatta pesantemente sulla vita del soggetto che ne è colpito.

La terapia delle malattie autoimmuni del connettivo prevede la somministrazione di farmaci che sopprimono il sistema immunitario (antinfiammatori e corticosteroidi) in modo da impedire la progressiva distruzione dei tessuti da parte dei linfociti e degli anticorpi. Gli immunosoppressori presentano diversi effetti collaterali (aumento di peso, suscettibilità alle infezioni, gastrotossicità ecc.) che a loro volta abbassano la qualità della vita del paziente; per questo motivo sono sempre di più i centri ospedalieri che sperimentano coadiuvanti, ovvero molecole naturali immunomodulanti che possano contrastare gli effetti collaterali delle terapie ed inibire a loro volta l’infiammazione. Utilizzando dei coadiuvanti, sarebbe possibile diminuire il dosaggio degli immunosoppressori ed attaccare la patologia su diversi fronti (sinergia), per massimizzare gli effetti della terapia e minimizzare gli effetti indesiderati.

I coadiuvanti sono essenzialmente integratori naturali per i quali è stata dimostrata, tramite metodo scientifico, un’attività benefica sull’organismo. Uno de coadiuvanti immunomodulatori più noti è AHCC (Active Hexose Correlated Compound), un estratto del fungo giapponese Lentinula edodes, composto da alfa-glucani e beta-glucani a basso peso molecolare, ovvero corte catene polisaccaridiche facilmente assorbite dall’intestino ed altamente biodisponibili. I glucani a basso peso molecolare hanno un effetto di modulazione sul sistema immunitario, aumentano la concentrazione di linfociti T e B e stimolano l’attività dei macrofagi contro l’azione dei virus, dei batteri, dei parassiti o delle cellule neoplastiche. A loro volta, gli integratori di AHCC possono contenere ulteriori coadiuvanti, così come esistono altre molecole che esplicano i loro effetti in modo sinergico, come la combinazione curcuma+sulforafano. Ma quali sono gli effetti di AHCC sul sistema immunitario, che ne giustificano l’uso nelle patologie autoimmuni?

Innanzitutto, l’integrazione di AHCC si può considerare una terapia naturale, ma non nella comune accezione del termine: naturale non significa mai innocuo (numerosi principi attivi farmacologici sono di provenienza naturale) e, al contrario di numerosi integratori, l’azione di AHCC sul sistema immunitario è stata provata da numerose ricerche. AHCC è in grado di attivare le cellule responsabili dell’immunità, favorisce l’equilibrio tra risposta innata ed acquisita ed inibisce alcune molecole coinvolte nell’infiammazione (IL-1beta, IL-1, TNF-alfa, MCP-1), che sta alla base delle patologie autoimmuni. I meccanismi autoreattivi sono quindi soppressi, a favore di un maggiore equilibrio tra le diverse componenti della risposta immunitaria. Nei Paesi (come il Giappone) dove l’integratore di AHCC viene utilizzato comunemente come coadiuvante delle tradizionali terapie, i pazienti hanno ottenuto numerosi benefici; grazie alla qualità dell’estratto ed alla sua efficacia, è stato anche possibile condurre studi in vitro per comprendere più dettagliatamente il meccanismo d’azione di AHCC.

Alfa e beta glucani sono molecole in grado di modulare positivamente il sistema immunitario e migliorare la sintomatologia del paziente; bisogna prestare però attenzione alle capacità proliferanti di AHCC sulle cellule appartenenti all’immunità innata o aspecifica, in particolare i linfociti Natural Killer, per cui è sempre meglio chiedere consiglio allo specialista prima di iniziare l’assunzione di qualsiasi integratore. Ogni malattia possiede le proprie peculiarità, così come ogni paziente ha caratteristiche diverse delle quali è importante tenere conto in fase di prescrizione della terapia. L’assunzione di AHCC nel lungo periodo modula la risposta immunitaria e, anche se non ai livelli degli immunosoppressori, permette di diminuire l’infiammazione e supportare l’azione delle terapie classiche. Le molecole di AHCC contribuiscono a tenere sotto controllo la malattia, anche se non permettono la guarigione completa, così come d’altronde le terapie standard che devono essere assunte per lunghi periodi di tempo.

 

Fonti:

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.3109/19390211.2013.822631

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0008874912000603?via%3Dihub

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6699000/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17449585/

 

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.

WhatsApp chat