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Integratore protegge il fegato dai danni dell’epatite B e C

Il ruolo dell’AHCC nelle malattie infettive croniche del fegato

Le malattie croniche del fegato sono alcune tra le malattie più pericolose che possono interessare gli esseri umani e che, nei casi più gravi, possono condurre anche alla morte.

Comprendono disfunzioni infettive e non infettive (cirrosi epatica e da consumo di alcol) che portano progressivamente alla perdita delle funzioni del fegato, alla morte degli epatociti (cellule del fegato) e alla loro sostituzione con tessuto fibroso, inutile dal punto di vista funzionale.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato come un integratore, l’AHCC o Active Hexose Correlated Compound, giochi un ruolo molto importante nella protezione dell’organismo dagli agenti patogeni responsabili dell’insorgenza delle malattie infettive croniche del fegato.

Le più diffuse nell’uomo sono sicuramente le epatiti virali, e in particolare l’epatite B e l’epatite C (HBV ed HCV) che hanno un decorso prolungato nel tempo ma che sono molto difficili da debellare. Nei pazienti affetti da epatite, AHCC agisce direttamente sulla diminuzione dei sintomi, contribuendo a migliorare la qualità della vita del paziente.

Di seguito riportiamo tre studi scientifici importanti che hanno cercato di comprendere quali siano gli effetti della molecola sulle patologie croniche del fegato.

I tre studi sono diversi tra loro, ma tutti portano ad uno stesso risultato: l’integrazione della molecola di AHCC ha un effetto attivo sulle malattie infettive croniche del fegato.

L’effetto di AHCC sul virus dell’epatite B

Il primo studio scientifico che è stato effettuato riguarda l’effetto della molecola sul virus dell’epatite B. 32 sono i pazienti presi in esame dallo studio. Durante la somministrazione dell’integratore è stata valutata la carica virale, cioè la quantità di virus presente nel sangue di ciascun paziente.

Al termine dell’esperimento i dati raccolti hanno mostrato come la quantità di virus diminuiva nettamente nei pazienti che avevano assunto la molecola e che, allo stesso tempo, la quantità di anticorpi specifici contro il virus era aumentato. La molecola, dunque, con il suo meccanismo d’azione, aveva supportato il sistema immunitario nella lotta al patogeno, contribuendo a limitarne la diffusione nell’organismo e, di conseguenza, attenuando i sintomi della malattia.

L’effetto di AHCC contro il virus dell’epatite C

Il secondo studio la preso in esame il ruolo dell’AHCC sul virus dell’epatite C umana.

Ai pazienti è stata somministra una dose variabile di AHCC (3-6 grammi al giorno). I soggetti sono poi stati sottoposti ad analisi biochimiche del sangue per conoscere il livello di funzionalità degli enzimi epatici, parametro che, normalmente, è indice di danno al fegato. Quando il fegato è danneggiato, questi enzimi che si trovano all’interno delle cellule epatiche, fuoriescono nel sangue e, quindi, aumentano, indicandola presenza di un danno epatico.

Confrontati quindi i risultati dello studio con i tantissimi dati a disposizione sull’aumento degli enzimi epatici in corso di epatite C, si è visto che la riduzione della quantità di enzimi è statisticamente significativa, ovvero che nei soggetti che hanno assunto AHCC l’aumento è stata molto più moderato rispetto all’aumento registrato nei pazienti che si sono sottoposti solo a cura farmacologica

La molecola riesce quindi a proteggere il fegato dai danni causati anche dal virus dell’epatite C.

Le prove in laboratorio

L’ultimo studio effettuato ha riguardato alcune prove di laboratorio sui murini a cui sono stati indotti dei danni epatici al fine di verificare l’effetto epatoprotettivo di AHCC.

Alle cavie è stato iniettato del tetracloruro di carbonio, una sostanza epatotossica, somministrata ad intervalli regolari fino a provocare la distruzione degli epatociti e a indurre l’insorgenza di una fibrosi epatica, che ha replicato l’effetto dei virus dell’epatite umana.

Ad una parte dei murini sono stati somministrati in contemporanea l’ AHCC e il tossico, mentre ai rimanenti no. Lo studio ha evidenziato come il danno alle cellule del fegato e, più in generale, ai lobuli epatici, fosse più limitato nei murini che hanno assunto AHCC rispetto a quelli che non lo hanno assunto, dimostrando come l’effetto protettivo della molecola non sia rivolto ad un’azione diretta sull’agente infettante bensì sul fegato.

I risultati di questo studio fanno supporre che l’AHCC possa agire da molecola protettiva contro tutte le malattie croniche del fegato, non solo quelle causate da agenti infettanti e aprono la strada ad ulteriori studi volti a comprenderne il meccanismo d’azione.

 

 

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.