Select Your Style

Choose your layout

Color scheme

Integratore di vitamina D nelle malattie croniche extrascheletriche

Mantenere un livello di vitamina D adeguato è necessario per mantenere in salute le ossa e per conservare il corretto metabolismo minerale. L’utilizzo di integratori di vitamina D è piuttosto diffuso, anche per i numerosi benefici attribuiti a questa molecola: poteri antinfiammatori, antitumorali e la capacità di prevenire malattie cardiovascolari. Ma su cosa si basano queste credenze? L’uso di integratori di vitamina D può essere preso in considerazione per prevenire o curare malattie croniche extrascheletriche? Quando si parla di carenza di vitamina D, il pensiero va subito al rachitismo, all’osteomalacia ed a tutte le malattie che interessano lo scheletro e la deposizione di calcio. La vitamina D è però coinvolta anche nel funzionamento di altri organi e processi metabolici e la sua carenza può causare malattie croniche extrascheletriche, spesso non diagnosticate ma non per questo meno rilevanti, a causa della carenza di vitamina D che si riscontra soprattutto in Italia.

Il problema della carenza di vitamina D in Italia è ben conosciuto e riguarda specialmente gli anziani e le donne e si accentua nel periodo invernale. La carenza cronica di vitamina D non si associa solo ad una inferiore densità ossea – notevole soprattutto nelle donne post-menopausa, già a rischio per la carenza di estrogeni – ma anche ad altre malattie del sistema nervoso e patologie autoimmuni: carenze di vitamina D sono state riscontrate in soggetti affetti da artrite reumatoide, recenti studi associano la sua insufficienza anche alla sclerosi multipla e molti pazienti con neoplasie maligne hanno bassi livelli di vitamina D. Gli effetti della vitamina D su organi e tessuti extrascheletrici sono testimoniati dalla presenza di recettori per la vitamina D in numerosi tessuti, dagli effetti endocrini non legati solo al metabolismo del calcio, dal processo di attivazione della vitamina stessa (che non è esclusivo appannaggio dei reni ma anche di altri organi) e dal fatto che tale vitamina sembra essere implicata nella trascrizione di numerosi geni, quindi funge anche da fattore trascrizionale.

Ad esempio, per quanto riguarda le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, nei pazienti ipertesi sono stati riscontrati bassi livelli di vitamina D, quindi è possibile (anche se il dato richiede conferme) che una carenza di vitamina D possa essere un fattore di rischio cardiovascolare, insieme ad altri fattori più noti (obesità, dislipidemie, sedentarietà, fumo…). Nei pazienti con ipertensione arteriosa livelli sierici insufficienti di vitamina D (inferiori a 15 ng/ml) sono associati ad un rischio doppio di infarto e ad un rischio 3-5 volte superiore di morte per problemi cardiaci: a conferma di tale dato, è stata rilevata un’associazione tra bassi livelli sierici di di vitamina D e mortalità da eventi cardiovascolari. Un integratore di vitamina D sarebbe utile per ridurre il rischio di problemi cardiovascolari in pazienti selezionati, in associazione ad un cambiamento dello stile di vita.

Alcuni studi hanno anche dimostrato la correlazione tra carenza di vitamina D e malattie neuromuscolari e neurodegenerative. Uno studio pubblicato dall’Università della Florida ha pubblicato alcuni risultati in cui si evince che la carenza di vitamina D è comune in malattie come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla e la miastenia gravis, mentre altri dati mettono in evidenza la carenza in altre patologie come il morbo di Crohn e la fibromialgia. L’84% dei pazienti sottoposti al trial proposto dall’Università presentava carenza di vitamina D (livelli ematici di 25(OH)D3 inferiori a 30 ng/ml) e, nonostante lo studio si fosse svolto nel periodo invernale in cui i livelli di vitamina D erano fisiologicamente minori, i pazienti di controllo avevano comunque livelli di vitamina D significativamente più alti rispetto al gruppo studiato. In ogni caso i dati sono ancora limitati ed è necessario esplorare la carenza di vitamina D (così come la supplementazione) in un campione più ampio di pazienti, indagando anche le variazioni stagionali. La connessione tra carenza di vitamina D e malattie neurologiche è estremamente complessa e sta iniziando solo ora ad essere compresa, ma una maggiore attenzione sul problema potrebbe portare i medici curanti a prendere maggiormente in considerazione l’ipotesi di prescrivere integratori di vitamina D ai pazienti anziani e ai pazienti con malattie croniche, particolarmente a rischio.

I risultati ottenuti da ricerche svolte in tutto il mondo hanno supportato le ipotesi di medici e scienziati e cioè che la vitamina D sia necessaria all’organismo per numerosi processi che vanno oltre la mineralizzazione ossea ed il metabolismo endocrino e paracrino. Ciò che gli scienziati concludono all’unanimità è che però siamo ancora lontani dal dimostrare in maniera inconfutabile che l’integrazione di vitamina D possa prevenire alcune malattie croniche extrascheletriche. Mancano ancora studi ampi e circostanziati che chiariscano il rapporto causa-effetto, così come bisogna dimostrare al di là di ogni dubbio che le dosi di vitamina D somministrate ai pazienti (più elevate rispetto a quelle degli integratori tradizionali) siano innocue per la salute o che comunque presentino un rapporto rischio-beneficio favorevole al paziente. Gli studi sono promettenti, ma necessitano di ulteriori conferme. Nel frattempo, è necessaria una presa di coscienza sulla grave condizione italiana per quanto riguarda la carenza di vitamina D; considerato il profilo di sicurezza dell’integratore, una supplementazione specialmente in età senile è altamente auspicabile.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20102903

https://www.ahajournals.org/doi/full/10.1161/CIRCULATIONAHA.107.706127?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori%3Arid%3Acrossref.org&rfr_dat=cr_pub%3Dpubmed

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18682515

https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/413032

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20194238

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17368188

https://www.ejcancer.com/article/S0959-8049(10)00280-7/fulltext

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.

WhatsApp chat