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Il ruolo del sistema immunitario nella sindrome da stanchezza cronica

La sindrome da stanchezza cronica è una patologia poco comune e diffusa anche nel nostro paese. Conosciuta anche come “sindrome da fatica cronica”, è una malattia che interessa tutto l’organismo, con sintomi evidenti ma con cause che, ad oggi, sono completamente sconosciute.

Dal punto di vista medico, la sindrome da stanchezza cronica viene definita una patologia idiopatica, cioè di cui non si conoscono le cause, difficile da trattare sia clinicamente che farmacologicamente. Nel recente passato si è pensato che la causa di questa malattia potesse nascondersi nei meandri della psicologica umana ma, nonostante vari tentativi di trattamento con la psicoterapia, sono si sono registrati significativi miglioramenti della sintomatologia, lasciando intendere la causa va ricercata a livello fisiologico.

Pur non essendo una patologia che porta alla morte, viene considerata piuttosto grave, sia per il suo carattere cronico, sia per la severità dei sintomi, che rendono quasi impossibile la conduzione di una vita normale. In questo articolo andremo a riportare i sintomi tipici della sindrome da stanchezza cronica e, soprattutto, a parlare della strada che la ricerca ha intrapreso e che sembra portare lievi miglioramenti della sintomatologia.

 

I sintomi della sindrome da stanchezza cronica

Non sempre questa patologia si manifesta nello stesso modo, tuttavia i sintomi prinicipali sono:

  • fatica cronica persistente, che dura da almeno 6 mesi e che compare in seguito a sforzi di qualsiasi entità, anche molto leggeri. La stanchezza rimane anche dopo una notte di sonno, che non si rivela ristoratore;
  • problemi di memoria, a volte gravi e tali da non permettere la concentrazione sulle attività che si stanno svolgendo;
  • dolore ai linfonodi, localizzato soprattutto ai linfonodi ascellari e cervicali;
  • infiammazione della faringe;
  • cefalea persistente, che si accompagna anche alla costante sensazione di sonno;
  • dolori persistenti di tipo muscolare articolare.

In base ai dati statistici, la malattia colpisce più le donne che gli uomini e, in generale, è più facile che si sviluppi in età adulta, mentre nei bambini è molto più rara.

 

Il ruolo del sistema immunitario nella sindrome da stanchezza cronica

Dagli studi più recenti si è scoperto come il sistema immunitario sembra essere responsabile in qualche modo di questa patologia.

In particolare, sarebbe legata ad una perdita di funzionalità delle Cellule Natural Killer, che fanno parte del sistema immunitario, e ad una crescita in parallelo della concentrazione e dell’attività dei granulociti eosinofili, che agiscono solitamente contro le allergie oppure contro i parassiti che possono interessare l’organismo. Sembra dunque che vi siano dei tratti comuni tra la sindrome da stanchezza cronica e  le malattie autoimmuni.

Sempre secondo le ipotesi attualmente più accreditate, la carenza di cellule NK aprirebbe la strada all’ingresso nell’organismo di batteri patogeni, in quantità minime, quindi non tali da provocare la febbre, ma sufficienti a provocare danni ad alcune strutture.

Trovandosi costantemente sotto attacco, il  sistema immunitario impara a riconoscere molti antigeni diversi, fino ad arrivare ad un punto in cui (questa fase può durare anni ed è del tutto asintomatica) il corpo inizia a riconoscere come dannose alcune delle sue stesse strutture, probabilmente legate al sistema nervoso o all’apparato muscolare, che potrebbero spiegare la presenza di questi specifici sintomi.

 

È possibile trattare la sindrome da stanchezza cronica?

Allo stato attuale una terapia risolutiva per la sindrome da stanchezza cronica non esiste. Il protocollo terapico si basa sull’assunzione di immunosoppressori, in grado di ridurre l’azione dei granulociti eosofili e di farmaci specifici che sopprimono i patogeni attivi, ancorchè presenti in concentrazioni molto basse, come antibiotici e antivirali.

In parallelo è possibile assumere anche un integratore naturale a base di AHCC, come NKLife AHCC, che agisce sulla carenza di cellule NK, andando a rinforzare il sistema immunitario.

La terapia medica, combinata con quella naturale, si sta dimostrando molto più efficace della terapia clinica standard, in quanto agisce su due fronti: la soppressione dei patogeni da un lato e il rafforzamento delle difese immunitarie dall’altro.

Fonte: http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0186802

 

 

Author Info

Internazionale Biolife S.r.l.